MOHAMED… uno dei mille ragazzi accolti.


Mohamed è arrivato da noi quando aveva 16 anni. La sua situazione era molto difficile perché nel suo paese natale, l’Afghanistan, suo padre era un uomo politico e in un’imboscata degli oppositori era rimasto ucciso con tutta la sua famiglia. Mohamed quel giorno era a scuola e tornato a casa, rimasto solo e spaventato ha dovuto lasciare in fuga il suo paese.

Prima di venire in Italia è passato da molte altre nazioni, senza un piano di viaggio ben preciso.

Nei diversi paesi in cui si fermava chiedeva aiuto a chi poteva fornirglielo. Non sempre ha avuto la fortuna di trovare persone affidabili. In Iran dietro la finta promessa di un lavoro, lo hanno rinchiuso come uno schiavo in una fabbrica che produceva articoli sportivi di una nota marca. Non è stato facile per lui riuscire a scappare. Quando ce l’ha fatta ha continuato il suo faticoso viaggio fino ad arrivare in Italia, l’unico paese in cui dice di essersi sentito rispettato come essere umano.

Per lui, che ha sempre il sorriso sulle labbra, è stato facile adattarsi alla nuova realtà della comunità. Noi educatori ci siamo sempre chiesti quanta forza d’animo avesse per poter reagire con tanta serenità alle grandi sfide che la vita gli aveva posto.

Dopo aver imparato l’italiano e aver passato l’esame di terza media siamo riusciti ad inserirlo in una fabbrica tessile, questa volta con un contratto regolare. Per lui è stata una grande soddisfazione quando ha ricevuto il suo primo stipendio, perché non era mai stato abituato a lavorare vedendo riconosciuta la sua fatica.